Tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, viveva una bambina piccina piccina, di nome To'chia, che abitava in una casa fatta coi petali delle rose. La sua famiglia non era ricca, ma la bimba era talmente bella che tutte le altre bimbe la invidiavano.
Un giorno di sole, la bimba era andata a raccogliere i fiori dei limoni per fare un infuso da vendere in paese.
Il sole era alto e caldo, e la bimba si fermò a riposare sotto un cedro, fra i rami di rosmarino.
L'odore del bosco, la pervase tutta e To'chia cadde in un sonno profondo.
Al suo risveglio, trovò intorno a lei migliaia di fiori di limone, senza che ricordasse di averli raccolti...tuttavia ne fece un fagotto e li portò a casa.
I suoi genitori rimasero stupiti per la quantità di fiori che la bimba portò, e l'infuso che ne ricavarono risultò talmente buono, che in paese ne ordinarono talmente tanto da dare lavoro alla famiglia per un anno intero.
Di nuovo, il mattino seguente, la bimba fu mandata a cogliere i fiori, e di nuovo si addormentò.
Al suo risveglio, era sommersa dai fiori di limone...ne aveva persino nelle orecchie...e di nuovo l'infuso ebbe enorme successo.
Fioccavano le ordinazioni, anche dai villaggi vicini...sembrava che mai infuso fosse stato più buono di quello...
Tuttavia, tutto ciò attirò l'invidia di molte famiglie che abitavano al confini del bosco.
Così quando To'chia partì di nuovo per raccogliere i fiori, la seguirono due sorelle, che erano tra le più invidiose.
Quando la bimba si addormentò, le ragazze rimasero accuattate dietro il tronco di un grosso salice...ma mai avrebbero immaginato cosa stava per succedere.
D'un tratto, una enorme voragine di aprì ai piedi della bimba, e un uovo giallo e uno rosa, spuntarono dalla terra.
L'uovo giallo si schiuse in un attimo, e dal guscio uscì un leprotto, pieno di pelo color avorio, che muovendo il naso fece comparire un enorme mucchio di fiori di limone. Poi tornò nel guscio che si ricompattò all'istante, e tornò nella terra profonda.
Le bambine non riuscivano a parlare per lo stupore, e immaginando che nessuno le avrebbe credute, decisero di rubare l'uovo magico, e di portarlo al villaggio.
E quando To'chia si alzò e si allontanò dal bosco, con le tasche colme di fiori, le bimbe cominciarono a scavare, ma dell'uovo, non c'era nemmeno l'ombra.
'Abbiamo sognato' si dissero...
Ma che tutte e due avessero fatto lo stesso sogno, era davvero una strana coincidenza.
'La fortuna di To'chia dipende da quell'uovo...dobbiamo rubarlo' disse la maggiore delle due.
Fu così, che d'accordo con il loro padre, le due ragazze seguirono To'chia e quando ella fu addormentata e il leprotto fece capolino, lo chiusero in un sacco e lo portarono via. Cercarono, invano di sottrarre alla terra l'uovo rosa, che rimase incastrato tra le radici del salice.
Al suo risveglio, To'chia non trovò i fiori, come sempre accadeva, e fu così anche il girono dopo e quello dopo ancora. To'chia pianse e pianse, e senza forze, sempre triste, smise di andare nel bosco.
Il leprotto, chiuso in una gabbia, senza il suo uovo, in poco tempo morì.
E nella notte To'chia fece questo sogno... Sognò di trovarsi ai piedi del salice, e di scavare nella terra...e di trovare due uova...uno giallo e uno rosa...grandi come noci di cocco. Da uno uscì fuori un leprotto che le parlò:
'Sono Pen'là...una lepre che una volta era principe...condannato da una Stiara, a vivere sotto terra dentro un uovo e nelle sembianze di un leprotto...posso relizzare i desideri di chi è puro di cuore, ma in cambio tu devi aiutarmi a far schiudere l'altro uovo, affinchè io sia libero. Vieni a cercarmi, sono prigioniero.'
To'chia si svegliò.
Quando le sorelle si accorsero che Pen'là era morto, lo presero e lo gettarono nel bosco ai piedi del salice.
Subito, a contatto con al terra, il leprotto riprese vita, e scavando la terra trovò il suo guscio e il guscio rosa, intatto. To'chia non riusciva a pensare ad altro che al sogno del leprotto Pen'là, e decise di tornare nel bosco ai piedi del salice. Giunta nel posto che aveva sognato, cominciò a scavare, e trovò l'uovo rosa...
Pensava alle parole di Pen'là...
'...devi aiutarmi a far schiudere l'altro uovo, affinchè io sia libero'...
Ma come...come poteva farlo schiudere? Pen'là non le aveva dato nessuna indicazione, ammesso che il sogno fosse davvero opera del laprotto...In fondo l'uovo rosa To'chia lo aveva trovato...Teneva ancora l'uovo tra le mani, domandandosi come poteva aprirlo, quando dalla terra spuntò l'uovo giallo che si schiuse sotto i suoi occhi...e...
meraviglia....
Dal guscio, che si apriva piano, uscì un leprotto piccino piccino. Lo stesso che aveva sognato.
'Chi sei?' chiese To'chia stupita...
'Sono Pen'là......e tu mi hai salvato...hai liberato il guscio...qui dentro'...disse indicando il guscio rosa...'c'è Sila, la mia sposa, che tu hai liberato dalla terra, nella quale la Stiara, l'aveva bloccata.'
'Ora non sarò più solo...e ogni anno, uscirò dalla terra, con lei, per esaudire i tuoi desideri, solo i tuoi, poichè ci hai riuniti. Non avrei più fame o freddo...non soffrirai mai più...torna tra un anno, e ti daremo ciò che chiedi, per sempre...'
Detto fatto...dall'uovo rosa, uscì una leprotta dal pelo color miele, e un nasino rosa rubino, che subito la salutò...
Ciò che Pen'là aveva promesso, si realizzò...e così ogni anno, vicino alla Pasqua, i leprotti schiudono il guscio ed escono dall'uovo per realizzare i sogni dei puri di cuore...certo non è facile incontrarli...da quando anche To'chia non c'è più, loro si spostano di continuo, come lei chiese nel suo ultimo desiderio, prima di partire per i cieli stellati.
'Portate il sorriso e la gioia...i desideri di molti vi saranno svalati, e ciò che dovrete fare è regalare un sorriso soprattutto ai bambini, affinchè non si perda mai la loro magia...questo è il mio ultimo desiderio...'
Questo fu il modo in cui To'chia cercò di non disperdere la fortuna che le era toccata...e ora insieme e felici, i due leprotti, continuano ad uscire, ogni anno dalla terra, per realizzare i desideri di chi davvero, ancora, crede.
Sarete voi, i prossimi?
Buona pasqua a tutti voi...
ಧಿ Speradora ಧಿ